Coniugi

Raccolta di testimonianze di mogli e mariti.


Volevo lasciarlo senza fare rumore

Basta, non ne potevo più. Ero esausta dopo l’ennesima litigata , l’ennesima figuraccia, l’ennesima vergogna con gli amici. Dovevo  proteggere i miei figli, non potevo più farli crescere in una  famiglia inesistente, sempre in mezzo alle tensioni, sempre pieni di paura. 

Avrei voluto lasciare il mio familiare senza far rumore, senza  clamori per proteggere i miei figli dai commenti  e pettegolezzi della gente, perché loro non meritavano di soffrire.  
Ma non sapevo come fare: non avevo nessuno con cui confidarmi, perché ero convinta che se lo avessi detto a qualcuno, poi avrei dovuto dare delle spiegazioni e mi vergognavo per quello che stavo vivendo. Avrei  fatto la figura della stupida e della debole a rimanere legata ancora ad una persona che, oltre a non rispettarmi, riteneva l’alcol più importante di tutto. 

Poi è successo qualcosa che mi ha cambiato la vita: una notte, mentre tutti dormivano, io navigavo su internet in cerca di non so cosa, e mi sono imbattuta nel sito dei Familiari degli Alcolisti  (Al-Anon). 

Mentre leggevo le pagine con le varie testimonianze riportate mi convinsi che con loro avrei potuto parlarne e ricevere dei consigli di come avrei potuto liberarmi del problema e continuare la mia vita con i miei figli senza ritorsioni da parte di mio marito. 

Così mi appuntai il numero di telefono ed al mattino, prima che il coraggio mi lasciasse, telefonai  ai gruppi dei Familiari di Alcolisti. 

Fin dal primo momento, mi accolse una voce gentile che mi lasciò sfogare tutto il mio dolore, sembrava che mi capisse  e non mi condannava  per il mio comportamento, anzi mi invitò a partecipare ad una riunione. Gli dissi di si, non tanto perché ci volessi andare, ma perché quella persona al telefono era stata tanto gentile nell’ascoltarmi che a dirgli di no mi sembrava di essere maleducata. 

Fu difficile varcare quella porta quella sera e fu ancora più difficile ascoltare le loro storie, sembrava che fossero in grado di leggermi nel pensiero, così anch’io trovai il coraggio di raccontare la mia storia. E loro mi ascoltarono, senza mai interrompermi, e più raccontavo più mi liberavo da un peso che non sapevo neanche di avere.  

Alla fine della serata mi sentivo  leggera  e capita, e così mi succede ad ogni riunione a cui partecipo, perché  da quel giorno non ho più lasciato il gruppo dei familiari  perché  con loro ho ritrovato la mia serenità ed ho ricominciato a vivere 
 
In quanto all'idea di lasciare mio marito, mi hanno consigliato di rifletterci bene e continuare a frequentare le riunioni. Mi dissero che prendere decisioni quando si è sconvolti non è una buona idea e che, continuando a frequentare, avrei capito da sola quale sarebbe stato il modo giusto per lasciare mio marito e soprattutto avrei capito se volevo veramente lasciarlo o ero semplicemente esasperata da una situazione ormai invivibile. 

Sono passati anni, mio marito l'ho lasciato un anno dopo. Non voleva ammettere di avere un problema con l'alcol e io non volevo più vivere così. Frequentare il gruppo mi aiuta ancora adesso ad affrontare i problemi derivanti dalla separazione. 

I miei figli invece hanno cominciato a frequentare Alateen (il gruppo per i figli adolescenti degli alcolisti) e hanno capito che loro padre è ammalato. Riescono ad accettarlo e amarlo per com'è, in questo sono molto più bravi di me. 

Un'Al-Anon separata. 

  

 

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Ho pensato tante volte di lasciare mio marito

Nei nostri litigi, dove io ero quella che urlava, che sbatteva le sedie, e che arrivava anche a spingerlo in malo modo, minacciare di lasciarlo, era all'ordine del giorno.

Ero convinta che lasciare l’alcolista fosse la soluzione a tutti i miei problemi. Non avrei più avuto problemi di denaro, avrei coltivato meglio i rapporti con i figli, con gli amici, avrei avuto tempo per me. Ho conosciuto Al-Anon attraverso una locandina appesa dal medico. Due frasi mi colpirono, "l'alcol non fa più paura",  e "forza e speranza per familiari". Convinta di trovare gli strumenti per lasciare l'alcolista, cominciai a frequentare quelle riunioni. Mi suggerirono che prima di prendere qualsiasi decisione sarebbe stato interessante documentarmi sull'alcolismo. Capito che si stava parlando di una malattia, un po’ di risentimento nei suoi confronti si placò, sicuramente non l’idea di lasciarlo. 

Ritenevo  l'alcolista l’unico  responsabile della mia infelicità. Ancora una volta con altri suggerimenti ed esperienze i membri di quel gruppo mi chiesero di riflettere, perché,  lasciare l’alcolista spinta da un sentimento di  rabbia poteva rivelarsi una decisione sbagliata. Mi invitavano a prender tempo, a cambiar i miei atteggiamenti  nei suoi confronti perché lui era un' ammalato di alcolismo, ma ero ammalata pure io, ammalata di controllo, di risolvere i problemi di tutti, di voler prevedere il futuro per gestire qualsiasi situazione ecc…. era indispensabile trovare un po' di serenità per poter prendere la decisione più giusta. Questa descrizione di persona agitata, controllora, mi calzava a pennello.

Abbandonai il pensiero di lasciare l'alcolista come unica soluzione per la mia felicità, e cominciai a cambiare atteggiamenti non solo con il mio familiare, ma in generale in tutte le situazioni che la  vita mi riservava. Dopo qualche tempo il mio familiare si è avvicinato all’associazione, parallela alla nostra, di Alcolisti Anonimi ed ha iniziato il suo percorso di recupero. Sto ancora frequentando il gruppo Al -Anon perché nella vita nulla è statico, ed io ho ancora bisogno dei suggerimenti di quei membri che anni fa mi suggerirono di aspettare, che la soluzione di lasciare l’alcolista in quel momento non era l'unica soluzione alla mia infelicità.

Una moglie

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32 anni di rabbia e violenze

Rabbia? Ogni giorno non era mai la giornata adatta per un bacio, un abbraccio, un come stai o semplicemente com'è andata la giornata. Con mio marito non c'era mai un momento di intimità: 
Violenza? Il sesso con l'alcolista mi faceva sentire una poco di buono, mi davano fastidio i suoi atteggiamenti e i suoi modi di fare, non provavo alcun desiderio di far sesso perché non c'erano mai carezze o altro.

Anche nei primi tempi del matrimonio, non ho conosciuto il vero amore, il vero sesso, perché per me era sempre una violenza. 
Per nascondere questo brutto rapporto con mio marito ai miei figli, cedevo sempre alle sue violenze, ma al mattino mi vergognavo di me stessa. Infatti ora che sono separata non mi manca. 


Una separata Al-Anon

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Alcolismo: una malattia

Quando ho cominciato a frequentare i gruppi Al-Anon ho sentito parole che mi hanno da subito confortato: mi e' stato detto che il mio famigliare che beve e' una persona buona e sensibile (vero) mi e' stato detto  che il suo bere non dipende da cose che io posso aver o non aver fatto (che sollievo), mi è stato detto che per lei il bere è una stampella (questo mi ha rattristato), mi è stato detto che non posso fare nulla per farla smettere di bere (o no!) !

Mi e' stato detto che posso aiutarla solo cambiando i miei atteggiamenti!

Mi e' stato anche detto che l'alcolismo è una malattia!  Questa proprio non riuscivo a digerirla. Ho sempre pensato che il bere di mia moglie dipendesse dal suo poco carattere, dai suoi trascorsi in una famiglia difficile, da altre mille circostanze, ma che fosse una malattia proprio non mi entrava in testa.

Dopo qualche mese da quando frequentavo il gruppo, nel corso di una visita nel mio apiario, sono stato punto da un'ape (era successo centinaia di volte)  dopo qualche minuto mi sono gonfiato tutto e ho sentito prurito su tutto il corpo.

Mi sono scoperto allergico alla puntura delle api. Ma perché  a me? e perché solo ora, dopo centinaia di punture che  mi avevano prodotto solo il classico bozzo? E perché il mio amico e collega apicoltore, invece, più  veniva punto e meno aveva conseguenze? 

Risposta!  Ero diventato allergico ! La dott.ssa che mi ha preso in cura mi ha spiegato che io ero "predisposto" e che se non mi fossi sottoposto al programma di vaccinazione, un'altra puntura di ape avrebbe potuto uccedermi. Allo sconcerto è seguita l'accettazione della mia nuova condizione, seguo il programma di vaccinazione e continuo a fare apicoltura e con maggior coscienza di prima.

Grazie a questo episodio ho compreso la MALATTIA  di mia moglie ! Lei era diventata "allergica all'alcol" bastava solo un goccio di sostanza alcolica perché  le scattasse la "compulsione alcolica" e non riuscisse più  a controllarsi. Da allora mi è piu' facile seguire il  programma nel gruppo dei famigliari (Al-Anon)  e guardo a mia moglie con più rispetto per il percorso che sta facendo in A.A. Altre sorprese mi ha riservato l'aver accettato la mia allergia e la MALATTIA di mia moglie.

Leonardo

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Camminavo con lo zaino sulle spalle

Frequento il gruppo da circa due anni e molte cose sono cambiate e stanno cambiando nella mia vita.
Quest’anno ho finalmente deciso di fare un cammino a tappe, un desiderio che avevo da tanto tempo, ma che avevo sempre rimandato,  messo da parte, vuoi per dover trovare il tempo necessario per farlo (circa 2 settimane), vuoi per dover dire o giustificare in famiglia questo mio voler andare da solo.

Ora però che vivo da solo (mi sto separando da mia moglie) questo è diventato possibile e così ho deciso di partire…..andare! Ho scelto di fare il Cammino di San Francesco – 400 km che attraversano Umbria, Toscana e Lazio. Andare da solo mi sembrava il modo giusto e una bella possibilità per poter riflettere, pensare, per continuare a fare quel 4° Passo, quell’inventario profondo e coraggioso così importante per tutti noi che frequentiamo i gruppi Al-Anon e che abbiamo avuto la vita così condizionata dal bere di qualche nostro famigliare.

E’ stata un’esperienza bellissima, emozionante e coinvolgente benché faticosa e impegnativa, che mi ha permesso di incontrare delle belle persone, unite solo da questo desiderio di andare continuamente avanti, guardando tutto ciò che ci stava intorno, parlando, pensando e ascoltando. In tutti c’era la stessa voglia di andare e condividere fatica, emozioni, confidenze, dolori e gioie, allontanandosi per un po’ dalla frenesia di questo nostro mondo.

Ma l’incontro più significativo lungo questo cammino è stato quello con Bernardino, alla fine della tappa che portava alla Romita di Cesi: un vecchio monastero  crollato e poi rimesso in piedi proprio da lui, Bernardino, un vecchio frate francescano scappato da Assisi che ha avuto una sorta di visione ed ha ricostruito questo posto fra le montagne, lontano da tutto, ma situato proprio sulla traiettoria del cammino di San Francesco. I pellegrini che vi passano si fermano per pensare e meditare, cercare di ritrovarsi, trovare risposte e chissà….

Quando ho parlato a Bernardino della mia situazione, del matrimonio che stava finendo, dell’alcol, della mia famiglia, anch’io pensavo di avere delle risposte da lui – avrei tanto voluto che mi dicesse cosa fare, come fare e invece sono arrivate altre domande: “Cosa vuoi fare? Cosa puoi fare? Cosa devi fare?”  E un’esortazione: “Cammina, la vita è breve, non ti fermare! Chi meglio di te può sapere cosa fare della TUA VITA??

Ed ecco infine l’ultima tappa, quella che porta alla Basilica di San Francesco e San Giacomo a Poggio Bustone, paesino arroccato sulle montagne sopra la pianura di Rieti: c’era rimasta l’ultima cosa da vedere: lo Speco di San Francesco, piccola cappella sulla montagna sotto una grande rupe dove il Santo andava a pregare.
Il sentiero per arrivarci è ripido e impegnativo, ma è valsa veramente la pena arrivare lassù. Il frate che mi ha accolto alla Basilica mi ha suggerito di lasciare lì lo zaino cosicché la salita sarebbe stata più facile, ma gli ho risposto che in quello zaino c’era tutta la mia vita, c’erano le mie fatiche, le mie gioie, le mie speranze e che tutte dovevano salire con me, perché facevano parte di me e nessuno avrebbe potuto portarle al posto mio.

Ecco, questo mio cammino  ha rispecchiato i sentieri della vita e quelli dentro al gruppo Al-Anon: quel nostro raccontare e condividere, ascoltare amarezze e delusioni, difficoltà e fatiche, ma anche speranze e incoraggiamenti a non fermarsi mai, ad andare avanti e camminare, sempre, cercando di essere persone migliori, perché solo così possiamo dare fiducia e speranza a tutti coloro che ci vivono a fianco….vicini!

Camminando ho incontrato i miei pensieri migliori – ecco perché continuo e continuerò a camminare col mio zaino sulle spalle.
Paolo – Gruppo La Sorgente

 

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Ciao a tutti sono Rosetta

Ciao a tutti, sono Rosetta Al-Anon. Volevo ringraziare il mio familiare per l'opportunità che mi ha dato,di trovare degli amici di viaggio che mi permettono, incontro dopo incontro di aumentare il mio bagaglio personale di confronti, consapevolezze, sentimenti. Sempre con loro sto imparando ad acquisire capacità di analisi dei miei atteggiamenti e delle mie emozioni, di sentire fortemente la presenza del mio Potere Superiore e la volontà di affidarmi sempre più a Lui. Con Lui cerco ogni giorno di vivere il quarto Passo ed eseguire "un inventario morale , profondo e coraggioso di me stessa". ME STESSA e di nessun altro. Mettere in atto piccoli cambi di atteggiamento nella mia vita, solo sulla MIA VITA posso intervenire, della MIA VITA posso essere la protagonista, e cercare con l'aiuto e l'affidamento al mio Potere Superiore le scelte più opportune nelle molteplici occasioni e situazioni che vivo.
Un compleanno per me va festeggiato sempre ogni giorno perché non è un punto di arrivo ma una costante conquista, una costante crescita, una costante consapevolezza, un costante insegnamento. OGNI MOMENTO è un compleanno, un'emozione una festa e mi accorgo che non ho mai finito d' imparare.
Mi rendo conto in questo periodo di maggior frequentazione con il mio familiare del cambiamento in positivo ( per me ) di molti suoi atteggiamenti nei confronti della famiglia, e spero che questi gli diano serenità sia nella relazione con gli altri che con se stesso, spero continui a crescere e cammini per una strada sempre piena di partenze ed arrivi ma in costante salita. Sia orgoglioso del percorso fatto ma non si fermi.
Capisco la difficoltà di ammettere la malattia e l'impotenza nell'accettarla ma tutti noi lo sosterremo comunque come abbiamo a nostra volta bisogno del suo sostegno.
Anche per mè è difficile accettare la mia malattia ( dipendenza dal mio familiare alcolista anzi dai miei familiari ) anch'io devo ammettere la mia impotenza ma sento che affidandomi e affidandoli al mio Potere Superiore ed esponendo le mie difficoltà nel Gruppo, lavorare sulle mie fragilità, riesco ad avere maggior serenità e leggerezza. Condividendo i problemi, mi sento più leggera e mi arricchisco ad ogni incontro.
GRAZIE PASSO

 

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Come ho conosciuto Al-Anon

Amarezza, delusione, rabbia.

La terra non regge più, lo spirito è a zero, la gastrite fa da padrona assieme alla confusione.

Tutto ciò a 31 anni…

Un mattino, la radio è accesa, non mi piace dove è sintonizzata e cambio programma, sento, ascolto, ci sono persone che parlano, non so di cosa, ma sono tranquille. Parlano con calma, una persona fa una domanda inerente all’alcool, mi incuriosisce, ascolto con più attenzione l’argomento mi piace.

Parlano di alcolismo, mi aspetto che diano il nome di qualche clinica, no nessun nome solo il nome proprio ed Al-Anon, non capisco ma mi interessa.

Sono calme, concrete, realiste, ottimiste, questo mi piace.

Parlano senza gridare, ascolto, ascolto e ascolto.

Capisco che ci sono dei gruppi di persone che accolgono chi è nell’alcolismo e che pure per le famiglie ci sono aiuti. Finisce la trasmissione ed il conduttore da dei numeri di telefono per contattare delle persone.

Mi faccio forza, con tanta ma tanta vergogna telefono in radio, mi danno due numeri, telefono ad uno di questi, mi risponde una persona che con tanto amore mi dice qualcosa…ma soprattutto mi invita a partecipare ad una riunione.

Andiamo e da allora sono passati degli anni…era l’otto maggio 1985.

Grazie ad Al-Anon ed al Potere Superiore tra alti e bassi sono ancora qui!! Con Gratitudine Maria

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Come ho incontrato Al-Anon

Ho trascorso un lungo periodo della mia vita nella confusione di un malessere quotidiano, che mi portava ad isolarmi, da qualsiasi cosa mi circondava.

Questa solitudine, il dolore e la paura erano sempre dentro di me, l'alcol aveva preso il sopravvento su tutto e la mia vita diventò incontrollabile.

Una sera disperata e distrutta da questa situazione ho cercato aiuto e ho trovato il numero di telefono di "Alcolisti Anonimi". Dopo qualche sera sono arrivata al gruppo con l'intenzione di far smettere di bere mio marito.

Mi ricordo quelle persone che mi aspettavano.. e accogliendomi con un sorriso mi hanno spiegato che c'era un gruppo per i familiari, si chiamava "Al-Anon".

Non avevo la minima idea di cosa significasse e nemmeno come quelle persone potessero aiutarmi a risolvere il problema che avevo in casa.

La sera della mia prima riunione ero molto confusa, avevo capito che l'alcolismo è una malattia, ma non riuscivo a raccontare cosa stava succedendo nella mia vita. Ma di una cosa ero sicura: avevo finalmente trovato il posto giusto.

Da quel momento che ho incontrato "Al-Anon" pian piano la mia vita è cambiata, mi ha dato la possibilità di crescere, di migliorare, e la certezza di non essere più sola.

Luisa

 

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Lettera di una moglie di un'alcolista

L 'alcolismo non è un problema solo per chi beve ma tutta la famiglia è colpita da questa terribile dipendenza. 
Personalmente essendo moglie di un alcol-dipendente ho vissuto anni in uno stato di continua incertezza, infatti l'alcolista attivo è una persona dall'umore imprevedibile. Ero continuamente in ansia perché non sapevo quanto e quando avrebbe bevuto.

La vergogna e la solitudine facevano parte della mia quotidianità, mi ero isolata per nascondere agli altri la  verità e per il timore di brutte figure a causa della sua ubriachezza.

Ero molto arrabbiata, mi chiedevo dove fosse finito l'uomo che avevo scelto e sposato. Un marito e padre non dovrebbe proteggere e sostenere la propria famiglia? Per non parlare dei problemi pratici ed economici che cominciavano a prendere il sopravvento.

Cominciavo ad essere ossessionata da questo suo problema, proprio come lo era lui: io pensavo a come farlo smettere mentre lui cercava il modo per continuare. Io con questa ossessione stavo trascurando me stessa e i nostri figli, inoltre spesso i miei sforzi avevano esattamente l'effetto opposto a quello che volevo, più ero
ossessionata dal farlo smettere e più lo spingevo verso il bicchiere.
 

L 'emozione predominante era la rabbia, non mi sentivo più amata, pensavo bevesse di proposito, che non si impegnasse abbastanza per smettere di bere. Non mancavano litigi, insulti e mortificazioni e in questo modo, di nuovo, lo spingevo a bere.
La sua scusa era che nessuno lo capiva e che in casa l'aria era diventata irrespirabile e perciò ricorreva alla bottiglia.

Mi sono così dibattuta nella disperazione finché, dopo aver toccato il fondo, abbiamo iniziato il nostro percorso di recupero, lui in AA e io e i nostri figli in AL-ANON. Frequentando il gruppo ho appreso che l'alcolismo non è un vizio ma una malattia a livello fisico e mentale  AL-ANON mi ha insegnato come convivere con la malattia e sull'atteggiamento da avere con il proprio alcolista, lasciando andare quel mio dannato controllo malato e controproducente.

Grazie ai consigli che ho ricevuto e messo in pratica, e al suo impegno nel migliorarsi applicando il programma di AA siamo riusciti a  ritrovare finalmente la nostra serenità.

 

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Una storia a lieto fine

Sono una moglie di un alcolista che, ormai stanco di tentare da solo di smettere di bere, decise di farsi aiutare dagli Alcolisti Anonimi.

E io, dopo tanti anni di rabbia, tristezza, ansie e vergogna, ho deciso di provare ad andare a ascoltare un gruppo Al-Anon per curiosità.

Là finalmente ho potuto sfogarmi con qualcuno che aveva provato quello che provavo io e che non mi diceva la solita inutile frase "devi dire a tuo marito di smettere di bere!" .

Piano piano ho cambiato il mio modo di vedere la vita, certi miei modi di fare aggressivi, e ho ritrovato la mia serenità. Nel frattempo mio marito, con l'aiuto di A.A. aveva smesso di bere.

Ora in famiglia viviamo sereni, riusciamo a parlare e a capirci.

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Per aiuto o informazioni.

Chiama subito

Verona: 345 5336279  

Numero verde nazionale

800 087 897 


Se avete un familiare per il quale l'alcool è divenuto un problema:

Al-Anon può aiutarvi

Insieme possiamo ottenere ciò che è quasi impossibile fare da soli: possiamo superare gli effetti devastanti di questa terribile malattia e imparare a vivere di nuovo.

Fin dalla prima riunione proverete un gran sollievo, perché potrete, forse per la prima volta, parlare con persone che capiscono veramente i vostri problemi, poiché anche loro hanno avuto le stesse esperienze.